L' Aviere Felice Bergamo e la morte di Buscaglia

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Sulla Regia Aeronautica a Sciacca

L' Aviere Felice Bergamo e la morte di Buscaglia

Messaggioda Reggiane_2001 » 27/01/2010, 11:20

Allego di seguito una breve biografia inviatami dall'amico Dott. Fancesco Bergamo, figlio dell'Aviere Felice Bergamo, protagonista di un episodio sconosicuto ai molti ma che merita di essere riportato 70 anni dopo l'avvenimento.
Buona lettura!

Michele


Biografia di Bergamo Felice (a cura di Francesco Bergamo)

Mio padre Felice mi diceva sempre che quando era giovane era un po’ incosciente e spinto dall’ardore dei 17 anni, decise di arruolarsi volontario in Aviazione per servire la Patria.

Agli inizi dell’anno 1942, Felice partecipò per 6 mesi al primo corso da marconista presso la scuola di Ascoli Piceno, di cui ricorda vivamente le esercitazioni in inverno a torso nudo sullo sperone del Girifalco a Fermo. Dopo questo periodo fu successivamente mandato alla scuola operativa presso l’aeroporto di Capodichino per i corsi pratici applicati al volo.
Di questo periodo Felice non ha un buon ricordo, perché per un tragico evento ed uno scherzo del destino per la prima volta vide morire dei suoi amici e colleghi, sentendo la morte passargli vicino. Era un giorno che si facevano dei voli di prova con un aereo da addestramento, con delle squadre di allievi marconisti che venivano inviati nel cielo per fare pratica di trasmissione radio in condizioni reali di volo, Felice era pronto anche lui a salire sull’aereo che stava volteggiando in attesa di atterrare, scaricare la squadra precedente e caricare la nuova squadra di cui faceva parte anche lui. Al momento dell’atterraggio chissà come l’aereo atterrò male cadendo sulla pista incendiandosi, fu un ricordo atroce vedere i propri amici con cui rideva, mangiava, si divertiva, dibattersi nell’aereo in fiamme, con i superiori e le guardie che li trattenevano per non farli avvicinare per motivi di sicurezza. Quell’episodio segnò in parte Felice, della foto che allego, dei 4 allievi solo mio padre si è salvato, gli altri poverini trovarono la morte in quell’aereo di legno e tela.

Al compimento del secondo corso, praticamente altri 6 mesi, Felice prese le “Ali”, risultando secondo al corso di marconista. Così fu inviato alla ricostituenda 274° Squadriglia B.G.R. con i P 108, del Comandante Castellani prima ad Ampugnano e poi a Guidonia dove era già avvenuta la disgrazia della morte di Bruno Mussolini.
Di quel periodo Felice ha un buon ricordo, si mangiava bene, pane bianco e bistecche, con i camerieri che servivano alla tavola. In quel periodo fu anche amico di Vittorio Mussolini fratello di Bruno, anche lui nella Squadriglia nel personale a terra, di lui ricorda qualche episodio da “telefoni bianchi” con una bella signora famosa che veniva a prenderlo con una automobile rombante e decappottata, oppure di quando chiamandolo “Felì” gli passava qualche numero della rivista “ Life” con le pin-up, arrivata da chissà dove.
Felice ricorda ancora con gioia le feste danzanti organizzate dentro i grandi bombardieri inglesi catturati, difatti l’aeroporto di Guidonia era un centro sperimentale e di raccolta degli aerei nemici che venivano studiati e valutati da esperti.

Arriviamo alle missioni di bombardamento, il teatro di guerra non era favorevole per gli Italiani, gli alleati erano sbarcati in Sicilia ed il comando centrale autorizzò una serie di raid sulla piana di Catania ed Augusta per contrastare il nemico. Felice faceva parte dell’equipaggio comandato dal Ten.Rossi ed una calda sera di inizio estate fu data luce verde per la sua prima missione. ( n.d.r. non conosco le date esatte delle missioni )
Di quell’episodio Felice ricorda tutto, il decollo che avvenne di notte insieme ad altri aerei della Squadriglia, al Ten. Rossi che prima di decollare riunì il suo equipaggio chiese fiducia per un successivo gesto non autorizzato e che probabilmente salvò al vita a tutti. Precisamente dopo il decollo il Comandante si staccò dalla formazione addentrandosi nell’entroterra del Sud Italia, ad una quota superiore al piano di volo.

Dopo un certo lasso di tempo il Comandante a gesti senza usare l’interfono chiamò Felice e gli altri per fargli vedere come alla quota stabilita nella loro presunta zona di transito c’èra la caccia notturna inglese con i Beaufighter che li cercavano. Felice ricorderà sempre il potente faro montato sul muso dei caccia che si accendeva ad intervalli sciabolando nel buio.La missione continuò senza intoppi, il P 108 attraversò la Basilicata, sbucando nel mar Ionio e arrivando alla piana di Catania direttamente dal mare, da dove gli Alleati non se lo aspettavano.
Fu una visione spettacolare per tutti, gli alleati noncuranti di nessuno scaricavano tonnellate di merci e mezzi con la notte completamente illuminata dalle fotoelettriche. In un primo momento gli angloamericani probabilmente scambiarono l’aereo Italiano per uno proprio e non diedero l’allarme. La notte scoppiò dei colpi della contraerea solo dopo che il P 108 sganciò le proprie bombe su un piroscafo, con molte probabilità di averlo colpito.
Nel frastuono delle esplosioni e con le manovre difensive, l’aereo dopo la prima passata si trovò in mare aperto nel buio e con la rotta smarrita fino al momento che ripresero il segnale del radiofaro di Decimomannu che li rimise sulla via del ritorno.
Non era ancora finita per quella notte, all’altezza di Napoli l’aereo fu inquadrato dalla contraerea italiana che scambiandolo per un B17 cominciò a sparargli di tutto, anche perché la città bruciava ancora per un precedente bombardamento alleato. Senza perdersi d’animo negli scossoni dei colpi Felice insieme ai suoi compagni sparò dei razzi di segnalazione facendosi identificare.
L’aereo per colpa del destino fu effettivamente colpito dal fuoco amico e comunque grazie all’esperienza ed alla perizia del Ten. Rossi riuscì a ritornare a casa.

Dopo questa esperienza di guerra, con il battesimo del fuoco, Felice insieme a dei suoi compagni fu comandato di portare un aereo P 108 da revisionare a Pontedera e di ritirarne un’ altro nuovo, (n.d.r sinceramente non so se si trattava dello stesso aereo della missione od un altro), al momento dell’atterraggio, non so spiegare per quale motivo, l’aereo arrivò lungo facendo un fuori pista, Felice vide avvicinarsi la fine del campo e sentì un colpo termendo mentre il P 108 perdeva il carrello e si schiantava contro un aereo a 6 motori tedesco da trasporto distruggendolo. Gli andò bene anche questa volta, lui se la cavò solo con qualche ammaccatura mentre un suo compagno ci rimise una gamba nello strisciamento della fusoliera sul terreno.

Arriviamo alla seconda missione, ( beata gioventù incosciente ), qualche giorno, dopo si presenta un altro raid da effettuare e Felice era a terra perché il loro aereo non era disponibile, un suo amico marconista, di cui non faccio il nome per rispetto, adducendo una febbre improvvisa chiese a mio padre di sostituirlo e lui che fa? accetta e parte per la sua seconda missione di bombardamento verso Capo Passero. ( n.d.r. di questa missione non conosco molto, so solo che andarono e tornarono indietro sani e salvi.)

Grazie a queste missioni Felice finalmente riuscì ad avere una sospirata licenza e riuscì a tornare a casa verso Napoli, anche qui gli andò bene perché eravamo vicini all’Armistizio, Mussolini era stato appena destituito e le linee non erano più sicure, il treno su cui viaggiava fu fermato a Latina dai partigiani in cerca di fascisti, videro mio padre in divisa e lo fermarono, ma di fronte alla licenza che lo identificava come combattente con “ Lodevole comportamento in guerra”, forse per gli anni che aveva o per pietà lo lasciarono andare facendogli solo togliere dalla giubba le ali da aviatore, in quell’occasione fu testimone dell’impiccagione sommaria di molti Italiani fascisti.

Ritornato alla Squadriglia che si era trasferita a Foligno, Felice fu sorpreso dall’8 Settembre e come gran parte dei soldati Italiani si trovò allo sbando senza ordini o altro.
Decise di tornare nell’unico posto dove si sentiva al sicuro, cioè a casa sua e così intraprese un lungo viaggio a piedi insieme al Ten.Filosa, che durò esattamente un mese, su e giù per le montagne evitando paesi e città ed attraversando la linea di fuoco. In quell’occasione la prima tappa fu Valtopina presso Foligno dove conobbe mia madre sfollata con tutta la sua famiglia.
Di questo periodo esistono alcuni episodi che vale la pena di ricordare, anche perché fecero piombare Felice dal mondo dorato ed emozionante della Squadriglia agli orrori veri della guerra.
Barattò di volta in volta un pezzo del corredo di aviatore, il paracadute era ottimo per le camicie, con contadini o viandanti, sia per farsi indicare la strada migliore che per avere da mangiare. Dopo pochi giorni Felice aveva trovato altri ex militari sbandati come lui, ed insieme formarono un bel gruppo.

Durante il tragitto che li avvicinava a casa furono mitragliati da un gruppo di Spitfire ed assistettero nascosti, impotenti ed increduli all’assassinio presso la stazione di Terni di un maresciallo tedesco della fanteria, freddato a colpi di pistola da un ragazzino esaltato in divisa da SS, la sola colpa del maresciallo fu quella di avere avuto pietà nel dare da bere a dei deportati stipati all’inverosimile in un convoglio in attesa di essere trasferiti in Germania.
Torniamo a noi, Felice torna a casa riabbraccia i suoi cari e dopo che fa? si presenta subito ai militari americani MP di Napoli, che raccoglievano gli ex militari sbandati Italiani e viene mandato a Bitonto nei nuovi reparti in costituzione, per la guerra di liberazione. Successivamente transitò per brevi periodi a Vasto, Campo Marino, Galatina ed infine a Campo Vesuvio dove fu testimone dell’episodio del Comandante Buscaglia e dove terminò la sua ferma in armi.

In quel periodo a Campo Vesuvio, Felice, inquadrato nel IV° Stormo caccia Francesco Baracca ( con gli Aircobra) prestava opera di marconista ( era molto bravo, credo che ricevesse più di 120 battute al minuto) nel centro radio o in un carro radio separato per captare principalmente i messaggi che provenivano dai partigiani che attaccavano i Tedeschi in ritirata nella Jugoslavia. Mi ricordo che mio padre mi diceva che questo servizio era molto importante, tra l’altro mio padre era molto conosciuto nell’etere con una sua sigla particolare “ B.R.” ripetuta in codice morse velocemente. Appena ricevuto il messaggio in codice non chiedeva mai di collazionare o farsi ripetere il messaggio, lo dava ad un incaricato che immediatamente lo decifrava e dopo pochi minuti partivano gli aerei alla volta dell’Adriatico.
Arriviamo al quel famoso e funesto Mercoledì 23 Agosto del 1944, mio padre mi diceva che quel giorno era tranquillo fino a quando non sentì il rombo dei motori del Baltimore in rullaggio e la torre di controllo che concitatamente intimava di sospendere il decollo all’aereo non autorizzato.
Essendo il carro radio ai bordi della pista, Felice corse fuori per vedere e sentire da vicino il Baltimore far gridare i motori in attesa del decollo. Dopo un breve tempo di rullaggio l’aereo staccò da terra ma anziché decollare regolarmente, sempre con i motori a manetta, si imbarcò sulla sinistra ricadendo sulla pista,
( che era di lamiere forate modulari ) prendendo fuoco nell’impatto. Felice senza pensare a nulla abbandonò il carro radio ed il suo importante servizio e corse verso l’aereo in fiamme. Con il cuore in gola arrivò all’aereo contemporaneamente ad un aviere meccanico addetto alle riparazioni che sopraggiungeva da degli hangar vicini.
Salirono insieme sulla carlinga in fiamme del Baltimore, Felice in quell’occasione si ferì alle ginocchia ed ai gomiti, insieme all’aviere di cui non conosco il nome, ma comunque più pratico dell’aereo e di come era fatto, fecero saltare il cupolino in plexiglass ed estrassero il corpo esamine del Comandante Buscaglia sganciandolo dall’imbragatura del seggiolino.
Successivamente nei pochi istanti dopo, portarono il corpo lontano dall’aereo, Felice a quei tempi pesava 90 kg ed era un uomo piuttosto forte e lo adagiarono per terra.
I ricordi di mio padre a quel punto sono terribili, il viso ustionato del pilota, la sua mimica facciale forzata in richiesta di bere, ( il Comandante Buscaglia, sussultando si indicava la bocca pronunciando la parola strozzata…acqua ) la corsa di mio padre al suo carro radio per prendere dell’acqua con il “gamellino” o gavettino, il ritorno ed il tentativo di rianimarlo o comunque assisterlo.
Non appena Felice sentì le sirene dei soccorsi, gli venne in mente che aveva abbandonato il carro radio ed il suo servizio, combattuto dal sentimento ma con i soccorsi ormai in vista decise di ritornare al suo posto.
Il giorno stesso un’ ambulanza militare americana trasporterà il Comandante Buscaglia all’ospedale di Nola, dove secondo gli atti senza prendere conoscenza spira il giorno dopo.

Esiste ancora un episodio commovente legato a quella brutta disgrazia, qualche giorno dopo arrivarono all’aeroporto ( non so de dirattamente da Novara visto che era ancora dall’altra parte del fronte ) i genitori del Comandante e la madre affranta tramite la voce del comandate della base, ( che sapeva che qualcuno aveva subito soccorso il Comandante Buscaglia ma non sapeva chi ), chiese se quel qualcuno o altri avessero saputo quali erano state le ultime parole del Comandante Buscaglia.
Mio padre con le fasciature sotto la tuta di fatica, forse un po’ per paura o un po’ per non incontrare gli occhi della mamma del Comandante Buscaglia, non osò farsi avanti.
Finisce qui la storia che io ho sentito sin da bambino, mio padre successivamente si congedò per gravi motivi familiari e terminò la sua carriera da aviatore decorato con la Croce di Guerra.
Fu poi richiamato negli anni 60 per due mesi a Chiavari, per un corso di aggiornamento e li gli fecero la proposta di trasferirsi, come telegrafista per 3 anni a S.Antonio in Texas, ma sempre per motivi di famiglia non accettò.
Chiudo con questa nota, io sinceramente non so quanto sia importante perché non verificabile e comunque non modifica i fatti, mio padre quel giorno di servizio sulla pista si ricorda vagamente che al momento del decollo non autorizzato del Comandante Buscaglia, era presente in fase di avvicinamento alla pista,un caccia di ritorno da una missione, io non so questo corrisponda a verità, se il Comandante Buscaglia che ascoltava la radio era al corrente o comunque l’avesse visto o nel tentativo di liberare la pista senza coinvolgere altre persone avesse tirato su l’aereo prima del dovuto.

Bergamo Francesco, figlio di Bergamo Felice nato ad Eboli (Sa) il 21 Gennaio del 1924
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Re: L' Aviere Felice Bergamo e la morte di Buscaglia

Messaggioda Salvatore » 27/01/2010, 12:50

Bel racconto anche se gli avvenimenti della guerra lasciano sempre un po di amaro in bocca e fortunati i Soldati che hanno potuto raccontare le proprie storie ai figli.
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Re: L' Aviere Felice Bergamo e la morte di Buscaglia

Messaggioda Reggiane_2001 » 27/01/2010, 13:01

Certo che volare con un P. 108 di notte, sulla Piana di Catania in piena Operazione Husky...
E senza IFF, chaff, bengala o visori termici.
Altri tempi, altri uomini.
8-) 8-) 8-)
Michele
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Re: L' Aviere Felice Bergamo e la morte di Buscaglia

Messaggioda Mirko » 27/01/2010, 21:00

Racconto molto interessante. Grazie Michele per averlo riportato nel forum.
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Re: L' Aviere Felice Bergamo e la morte di Buscaglia

Messaggioda Lux » 27/01/2010, 22:49

Grazie al Sig. Bergamo Francesco che ci ha raccontato una breve storia di suo padre e grazie a Michele per averLo postato.
Lucio
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